Report (Rai3) a Palmanova: dalle Province alle UTI, alle Comunità

Martines: “Una riforma strumentalmente bloccata. Salvava i piccoli comuni, ora lasciti al loro destino”

 

Si è parlato di UTI e di Province, di comunità e aggregazioni, di piccoli e grandi comuni, di servizi e delle difficoltà dell’amministrare quotidiano. Un lungo dialogo tra il Sindaco di Palmanova Francesco Martinese il giornalista d’inchiesta di Report, trasmissione di Rai3, Bernardo Iovene, che ha superato il tema della puntata, arrivando anche a parlare della chiusura del Punto Nascita di Palmanova, delle aree dismesse e non più riqualificate, della politica nazionale e locale.

Andrà in onda a fine marzo, infatti, un servizio interamente dedicato all’architettura istituzionale della regione FVG, passata in pochi anni dalle quattro Province, alle Unioni Territoriali Intercomunali, fino al loro recente scioglimento e alla riforma Roberti che porterà alla nascita delle Comunità e delle Convenzioni, oltre alla ritorno degli enti provinciali elettivi.

“Quella delle UTI era una riforma utile, aveva come obiettivo l’efficientamento del sistema istituzionale, veniva in aiuto ai piccoli comuni, offrendo loro la possibilità di dare servizi di qualità ai propri cittadini. Faceva in modo che fosse conveniente per le amministrazioni mettersi assieme e creare sinergie, svolgendo funzioni aggregate e mettere in atto politiche territoriali di area vasta. Con la decisione di chiudere queste UTI, dando libertà totale ed eliminando gli incentivi per mettersi assieme, si lasciano i piccoli comuni al loro destino. Gli enti più grandi, che possono svolgere le proprie funzioni in autonomia, perché dovrebbero ora dare risorse ai più piccoli, sovraccaricando solo la propria struttura senza nessun vantaggio diretto?”, queste alcune delle parole del Sindaco Martines, rivolte al giornalista di Rai3.

Si è parlato anche delle difficoltà seguite alla riforma Serracchiani: “È stata vittima dell’ostruzionismo strumentale di molti comuni a guida centrodestra. Sommersa dai ricorsi e dai rallentamenti volontari, la riforma non ha trovato piena applicazione. Cambiare ha bisogno di tempo, forse si è voluto accelerare troppo ma, giustamente, gli elettori vogliono risultati subito. Sarebbe servito più tempo per rendere questi enti maggiormente efficienti. La ratio della legge era giusta: mettere insieme i comuni, costringerli a lavorare assieme e aiutarsi reciprocamnete, dare degli incentivi per fare tutto ciò, creare comunità omogenee che possano lavorare a progetti comprensoriali, non ognuno nel suo orticello ma con una visione più ampia”.

Ora la nuova riforma degli enti locali, in via di definizione dalla Regione, prevede di chiudere le neo costituite UTI, per giungere ad aggregazioni volontarie e non incentivate, e di riattivare le province. “Si torna indietro. Dopo anni in cui tutti davano del carrozzone alle Provincie, ora, dopo averle eliminate anche dallo Statuto regionale, si decide di rifondarle. Dall’altra parte si pensa a convenzioni solo su base volontaria. Sarà un problema per i piccoli comuni, quelli con poche centinaia di abitanti, con due o tre dipendenti costretti a fare tutto, quelli che, con Quota 100, hanno visto andare in pensione una buona parte del personale. Non prevedendo obblighi o aiuti, nessun altro Comune avrà l’interesse ad aggregare funzioni o realizzare convenzioni. Hanno dato loro la libertà di morire, di attraversare il deserto ma senza fornire loro l’acqua necessaria per dissetarsi, destinandoli a sopperire tra mille difficoltà”.